Chiedi a un personal trainer con venti clienti quanto tempo passa a scrivere schede e ti risponderà «poco». Poi gli chiedi quanto tempo passa a sistemare schede (cambiare un esercizio perché la panca è occupata il martedì, abbassare un carico, rifare il PDF, rimandarlo) e la cifra si triplica. Il lavoro non sta nella scrittura. Sta nella ripetizione.

Il problema non è la scheda, è la copia

La maggior parte dei programmi che scrivi non sono originali: sono varianti. La scheda di un ragazzo di 25 anni che vuole mettere massa e quella di un altro ragazzo di 25 anni che vuole mettere massa si somigliano per l’ottanta per cento. Quello che cambia è il venti per cento: un infortunio alla spalla, tre giorni in palestra invece di quattro, un carico di partenza diverso.

Il guaio è che quasi nessuno lavora su quel venti per cento. Si riapre l’ultimo file, si fa «salva con nome», si cambia il titolo e si riscrive mezza pagina. Fatto trenta volte al mese, sono due sere a settimana.

Il metodo: tre modelli, non trenta schede

L’idea è semplice e non richiede nessuno strumento particolare per cominciare: smetti di ragionare per clienti e inizia a ragionare per modelli.

Guarda i tuoi clienti attuali e prova a raggrupparli. Quasi sempre ne escono tre o quattro famiglie: chi ricomincia dopo anni fermo, chi punta alla forza, chi deve perdere peso e ha poco tempo, chi torna da un infortunio. Per ognuna costruisci un modello fatto bene, con la struttura della settimana, gli esercizi principali, le progressioni e le alternative per quando un attrezzo è occupato.

Ci metti più tempo del solito, un modello scritto bene può portarti via un’ora. Ma è l’ultima volta che lo scrivi.

Da lì in poi si lavora solo sul venti per cento

Quando arriva un cliente nuovo, non parti dal foglio bianco: parti dal modello più vicino e cambi quello che deve cambiare. Il carico iniziale, un esercizio sostituito, un giorno in meno. Dieci minuti invece di un’ora, cosa che conta di più, la qualità non dipende più dalla sera in cui l’hai scritta. Le schede che scrivi alle undici di sera dopo otto ore in sala sono peggiori di quelle che scrivi la domenica mattina: se partono tutte dallo stesso modello, quella differenza sparisce.